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CAPODANNO EBRAICO

6 julio, 2017

Presto si festeggera’ il Capodanno Ebraico, così ho fatto una ricerca online consultando diverse fonti su cosa mangiano in questo giorno speciale e ho trovato un articolo molto completo.
Condivido queste informazioni con voi.

Gli Ebrei si riuniscono per cenare in famiglia e si augurano shaná tová umetuká: “un anno buono e dolce”, in ebraico.
Quando tutti sono riuniti a tavola, prima di servire la cena si fanno diverse preghiere (brajot) con alimenti simbolici (simanim) già pronti per i commensali. Con questi alimenti chiedono a Dio che sia un buon anno.
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Come ogni venerdì sera, e come in tutte le celebrazioni ebraiche, si benedicono il vino e il pane ma durante il  Rosh Hashaná la jalá (il pane intrecciato del venerdì) è rotondo e si cosparge di zucchero invece che di  sale. In questa festa di riflessione e buoni propositi si mangiano alimenti rotondi e dolci. Si regalano mele, miele, dolcetti, biscotti e torte a parenti e amici. Riguardo a  questa festa, il saggio Nejemia ha detto: “Andate, mangiate dolcetti e bevete bevande dolci”.
Le candele le accende la padrona di prima che faccia buio, come in ogni shabbat, (come ad ogni festa).

Ognuno prende una fetta di mela e la unge con del  miele affinché il ciclo che inizia sia rotondo (completo) e dolce, e si prega: “Rinnovaci un anno buono come la mela e dolce come il miele, dall’inizio alla fine.” Si mangia melograno rosso perché ci siano tante buone azioni (mitzvot), bontà e meriti come gli innumerevoli semi della melagrana. Curiosamente, Rosh Hashaná (il nuovo anno ebraico) cade sempre nella  stagione del melograno, almeno in Messico, e di ”Chiles en nogada” ( piatto tipico messicano). Anche se il calendario ebraico è lunare e le celebrazioni non coincidono con una data esatta del calendario cristiano, il Rosh Hashaná cade sempre tra settembre e ottobre (come Giovedì e Venerdì Santo che non cadono in una data esatta).

Gli ebrei ashkenazim (provenienti dall’est Europa) mangiano carote dolci che si cucinano con lo zucchero, chiamate tzimes, per ribadire la dolcezza dell’anno che inizia e anche per ringraziare Dio per i frutti della terra. Allo stesso modo, gli ebrei sefaradim (provenienti dal Medio Oriente) fanno una preghiera con zucche o chilacayote (tipo di zucca che cresce direttamente nella terra), e recitano una preghiera più o meno così: Perdona i nostri peccati e ricorda i nostri meriti. Benedetto tu che crei i frutti della terra.”

I sefaradim di solito mangiano datteri, il cui nome in ebraico coincide con la parola scomparire e si prega che ” i nostri peccati e le malvagità scompaiano e che ci sia pace”. Per motivi linguistici, inoltre, mangiano torta all’uovo con bietole per far sì che i nemici siano “tagliati”, perché bietole e tagliare sono omofoni in ebraico, così come un piccolo pezzo di focaccia con poro per tagliare anche rivali, nemici e odi verso di noi. Sia il  poro che la bietola hanno la loro similitudine con verbi in ebraico che fanno appello all’azione di tagliare.

Occhio, tutti questi stuzzichini di simanim (piatti e cibo simbolici) sono pre-cena: la mela con miele, la melagrana, il dattero, le carote o il chilacayote, le torte, il vino e il pane con zucchero.

Questi spuntini di simanim (piatti e alimenti simbolici) sono pre-cena.
Alla tavola sefaradi si serve anche una testa di pesce, agnello o qualsiasi altro animale, che puzza, pochi osano servirsi e quasi nessuno a prova : “per essere testa e non coda; stare in alto e non in basso” durante quest’anno.
Infine, viene servita una cena abbondante e speciale, lussuosa, gustosa, con lo scopo di far sì che la gente sia pienamente soddisfatta. Il cibo è simbolo di festa, abbondanza, benessere e celebrazione. Affinché  tutte queste benedizioni siano presenti durante l’anno.

C’è una preghiera di gratitudine a Dio perché hanno mangiato e per essere soddisfatti dopo pranzo si deve recitare, idealmente. Pochi lo fanno, si suppone che si dica al termine di ogni pasto, che si tratti o meno di una festività.
Gli ashkenazim mangiano anche una torta di miele il cui nome in yidish è hónik lékaj, è un dolce e speziato. Assomiglia al pane allo zenzero o alla zucca, o un po’ al pane alle carote, quei dolci dal sapore dolce e speziato, che nel caso della torta al miele si ottiene per il miele, il caffè, il chiodo di garofano e la cannella.

Di quest’ultimo condivido la ricetta:

Hónik Lékaj (pancake di miele in yidish)

Ingredienti:
4 tazze de harina
2 cucchiaini di  bicarbonato
2 cucchiaini di cannella
1 cucchiaino di chiodi garofano
1 ¼ tazza di succo d’arancia naurale
1 ½ tazza di zucchero
5 uova
1 ¼ tazza di miele

1 tazza di acqua calda con due cucchiai di caffè solubile disciolto, oppure, una tazza di caffè dalla caffettiera ben carico
Un po’ di piu’ di ½ tazza di olio
1½ tazza di noci tritate
Uva passa (opzionale).

 

Preparazione:
Setacciare la farina e aggiungervi il bicarbonato, la cannella e i chiodi di garofano. Sbattere le uova aggiungendo gradualmente lo zucchero fino ad addensare e renderlo di colore chiaro. Aggiungere l’olio, il miele, il caffè, due tazze di farina e, gradualmente, il succo d’arancia e il resto della farina e le noci. Alle noci e all’uvetta si mette un po’ di farina, così non scendono sul fondo della torta.
Oliare un grande stampo e guarnirlo con carta stagnola. Versare la miscela nello stampo (oppure utilizzare due stampi da 23 cm ciascuno).
Cuocere a 180°C per un’ora e mezza, per lo stampo grande, o 50 minuti per i due piu’ piccoli,

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